L'edificio della Basilica alla luce dei primi interventi di scavo

Trascrizione dell'intervento di Ilaria Rossetti alla
conferenza stampa di aggiornamento sugli scavi del 15 aprile 2026
Fano, Mediateca Montanari

"L'edificio della Basilica alla luce dei primi interventi di scavo"

- Introduzione
- Stratigrafie di epoca moderna
- Stratigrafie di epoca romana
- Il macellum
- La Basilica:
  · le colonne
  · basamenti di statue
  · muri di chiusura nord-ovest e sud-est
  · muro di chiusura dell'Aedes Augusti
  · le misure 

Buon pomeriggio a tutti, vi ringrazio per essere così numerosi anche oggi, in questa occasione di aggiornamento pubblico di quello che è stato rinvenuto sugli scavi.

Volevo sottolineare una cosa abbastanza importante, cioè che tutte le ipotesi che portiamo oggi, soprattutto relative al lotto 3, sono in realtà delle ipotesi preliminari, quindi tutto quello che dirò potrà essere confermato o smentito dagli scavi che stiamo facendo, così come ha detto anche la collega Venanzoni. Ci vogliono 10 anni solitamente per arrivare alla pubblicazione di uno scavo per bene, così come si deve.

Scavi di piazza Andrea Costa:
le stratigrafie di epoca romana (aprile 2026)

Vorrei ringraziare la ditta AdArte per tutto quello che hanno fatto sul cantiere, per essere sempre presenti, anche all'ultimo momento possiamo chiamarli, anche stamattina sono venuti a pulire il cantiere e a darci una mano, quindi li ringrazio veramente tantissimo.

Oggi vi porto alcune prime ipotesi ricostruttive di quanto rinvenuto nel lotto 3 di piazza Andrea Costa, dei primi due lotti ci ha parlato la dottoressa Venanzoni.

Questa è una foto d'epoca, che ritrae la piazza come era stata ricostruita dopo la demolizione del convento di San Daniele, quindi dopo il 1910.

Piazza Andrea Costa, 1911
(da lavalledelmetauro.it)

Trovate sulla sinistra l'attuale Pescheria e sulla destra invece una serie di negozi per i macelli e questa è una cosa abbastanza importante perché come vedremo c'è una continuità di utilizzo dell'area che è abbastanza impressionante.

Sin dalle prime operazioni di scavo, quando abbiamo tolto l'asfalto e i primi 20 centimetri, già emergevano una serie di strutture murarie, la maggior parte delle quali erano pertinenti a fondazioni di edifici tendenzialmente moderni sulla parte verso via Arco d'Augusto e invece pertinenti al convento di San Daniele verso via Montevecchio.

Verso via Arco d'Augusto, si tratta fondamentalmente di fondazioni di fondaci e di cantine abbastanza moderni che riutilizzano in parte non soltanto il materiale costruttivo degli edifici di epoca romana, qui vedete questa fondazione che sembra fatta proprio con basoli della strada di cui ci parlava prima Ilaria Venanzoni, quindi probabilmente hanno smontato una parte del cardine massimo della città, ma sfrutta anche il muro, cioè andandosi proprio a costruire e a rimpostarsi sopra le murature più antiche, tanto per darvi un'idea questa che vedete qui è l'accesso della Basilica di Vitruvio, quindi viene utilizzata per costruire sopra poi il muro dell'edificio moderno.

Dall'altra parte verso via Montevecchio invece è stata ritrovata quello che doveva essere un porticato del convento di San Daniele, che è stato realizzato intorno al 1558 in addosso alla chiesa di cui parlava prima Ilaria Venanzoni, quindi una chiesa del 1200 molto più antica. Oltre al porticato è stato ritrovato un vano che molto probabilmente è un vano interrato, che a noi archeologi dà un po' di problemi, perché molto probabilmente ha demolito e distrutto tutte quelle che sono le stratigrafie più antiche. Speriamo che non sia vero, ma insomma purtroppo al momento non lo sappiamo.

In tutta l'area sono state ritrovate una serie di tombe, si tratta di fosse terragne semplici, al momento l'unica scavata è stata praticamente scapitozzata dalla canaletta e dalla realizzazione dei muri, quindi non in perfetto stato di conservazione. Nell'area ce ne sono altre, quindi molto probabilmente faremo poi una serie di analisi anche con i lotti 1 e 2 per capire le datazioni e gli individui.

Dopodiché, oltre a queste stratigrafie di epoca moderna, durante le indagini sono stati riconosciuti una serie di setti murari che per tecnica edilizia rimandavano comunque all'epoca romana e non solo per tecnica edilizia, ma anche per conformazione.

In particolar modo ci ha destato subito un po' di dubbi questa colonna di circa un metro e quaranta di circonferenza di diametro, con un elemento che gli si addossava contro.

Dall'altra parte, verso via Montevecchio invece, è venuto fuori un edificio che aveva una struttura abbastanza particolare, con una sorta di ottagono iscritto all'interno.

In entrambi i casi eravamo molto probabilmente di fronte a due edifici che abbiamo ipotizzato il primo essere la Basilica di Vitruvio, perché le misure tornavano precisamente con quelle indicate dall'Architetto. L'altro invece poteva essere un macellum, perché la planimetria è molto molto peculiare, quindi poteva essere questa tipologia di edificio.

La Soprintendenza ha richiesto una serie di trincee e saggi archeologici per comprendere la datazione e lo stato di conservazione delle strutture.

Che cosa è emerso? Iniziamo dal macellum, quindi siamo verso via Montevecchio.

Questa struttura - così come al momento è stata ricostruita e, sottolineo, al momento - poteva essere costituita da un vano centrale di forma quadrangolare di 14 metri di lato, con iscritto al suo interno un ottagono. Questo ottagono molto probabilmente doveva essere la tholus di un macellum.

A conforto di questa tesi sono stati poi ritrovati una serie di edifici rettangolari, l'uno vicino all'altro, che si ipotizza siano una serie di botteghe che si affacciavano su questo grande cortile.

Ma che cos'è un macellum? Il macellum è un mercato, un mercato alimentare fondamentalmente, indipendentemente da quello che viene venduto al suo interno, che potevano essere carni macellate, pesci o più raramente la verdura, ed era costituito solitamente da un cortile centrale con delle tholi, quindi con questa sorta di piccoli tempietti e delle fontane sempre centrali, che potevano avere forma abbastanza peculiare, perché come vedete sono esagonali, ottagonali, decagonali e quindi sono abbastanza ben riconoscibili come tipologia edilizia.

Qui vi ho messo alcuni esempi dell'Italia e delle province occidentali. Uno degli esempi più calzanti è ovviamente quello di Leptis Magna, è molto più grande rispetto a quello fanese, come tipologia di edificio, però vedete che c'è il porticato esterno e all'interno questi due tholi di forma ottagonale di grande importanza.

Ricostruzione del macellum di Leptis Magna
(Cristilli 2015, rielaborato da Gros 1996)

Da un punto di vista urbanistico invece vorrei ricordare la stretta connessione che c'è tra i macella, le basiliche e i fori.

Questo perché fondamentalmente ad un certo punto tutte quelle che erano le attività commerciali non ritenute degne o anche per motivi semplicemente igieniche, vengono spostate dal foro a un luogo adibito, ma che rimangono sempre comunque in stretta connessione con l'impianto forense.

Due sono gli esempi principali, sicuramente c'è quello di Saepinum, dove c'è il foro, la basilica e praticamente attaccato alla basilica c'è il macellum. Lo stesso dicasi per Alba Fucens, dove abbiamo addirittura il foro, la basilica e il macellum con una serie di botteghe che entrano direttamente all'interno della basilica, questo per farvi capire proprio la stretta connessione.

Quindi è vero che non siamo certi che l'edificio trovato a Fano sia effettivamente un macellum, ma per impostazione planimetrica, per tipologia edilizia, per la vicinanza con la Basilica e per la conformazione urbanistica possiamo dire di essere relativamente certi che quell'edificio sia un macellum. Ovviamente soltanto gli scavi ci potranno confermare questa ipotesi.

Un altro elemento molto importante che vorrei sottolineare è che di macellum se ne conoscono pochissimi sia in l'Italia che in giro per le province romane, e pochissimi sono quelli scavati in tempi recenti, quindi il caso di Fano non è importante solo per capire questo edificio (che cosa c'era, come era fatto, la datazione, eccetera), ma sarà importante anche per comprendere la tipologia in generale di queste importanti strutture.

Veniamo adesso alla parte via Arco d'Augusto e quindi alla Basilica vera e propria.

Dalle trincee sono emerse immediatamente quattro colonne di cui ormai tutti voi sarete quasi stanchi di sentirne parlare. Sono colonne in opera vittata, così come l'opera di cui abbiamo parlato prima, quindi con un nucleo cementizio e una parte esterna in blocchetti lapidei.

Molto probabilmente si tratta di arenaria, ma stiamo facendo comunque le analisi, dovrebbe essere una calcarenite o qualcosa del genere. Le colonne hanno un diametro superiore al metro e quaranta, Vitruvio parla di cinque piedi, cioè un metro e 48, quindi queste sono leggermente più piccole. Addossate a queste colonne ci sono dei pilastri.

Il pilastro è di 75 centimetri, cioè i due piedi e mezzo esatti di cui parla Vitruvio, per 50 centimetri. Vitruvio qui dice che in realtà la profondità era di un piede e mezzo, cioè 50 centimetri circa, questo 44 centimetri circa, questo è leggermente più grande.

Che cosa dire? Che le colonne si presentano in realtà in uno stato di conservazione precario al momento, ovvero la colonna meglio conservata, quella sud-est, come vedete è stata parzialmente asportata da un taglio moderno.

Indagini archeologiche 2025-2026 - Colonna sud-est
(SABAP AN-PU)

Della colonna a sud-ovest di piazza Andrea Costa rimane solo esclusivamente il primo giro della fondazione stessa della colonna. La colonna a nord-est di piazza Andrea Costa invece è praticamente quella meglio conservata, ma si conserva solo esclusivamente il nucleo per una settantina di centimetri, mentre il paramento esterno è stato completamente asportato. La colonna a nord-ovest, ovvero quella più vicina alla Pescheria, invece si conserva soltanto per una trentina di centimetri, ma è stata smangiucchiata praticamente tutto attorno, molto probabilmente proprio per la realizzazione dell'edificio vicino.

Però possiamo dire una serie di cose già in questa prima fase di scavo. Allora prima di tutto che le colonne probabilmente poggiano direttamente su dei plinti di fondazione, direttamente senza un basamento.

Il basamento viene creato con la realizzazione di una corona, diciamo così, attorno alla colonna, sempre in opera vittata, di un piede esatto, perché 29,7 centimetri, che veniva poi in un qualche modo modanata, veniva ricoperta di stucco e quindi dipinta.

È molto probabile che la base di queste colonne siano delle basi attiche e non ioniche, come hanno voluto molte ricostruzioni, perché inizia proprio con un toro e rimangono delle labili tracce di pittura di nero, quindi è probabile che tutta la parte inferiore della colonna fosse dipinta di questo colore.

L'ultima colonna rinvenuta[1] è quella in Piazza degli Avveduti, anche questa ormai è entrata un po' nella storia della scoperta.

Il saggio che è stato realizzato il 16 gennaio del 2026 ci ha permesso di trovare la quinta colonna e quindi di superare qualsiasi dubbio attributivo dell'edificio all'effettiva Basilica di Vitruvio.

Anche di questa purtroppo rimane ben poco, c'è soltanto una parte del giro della colonna e un piccolo pezzettino del pilastro addossato, ma purtroppo nulla di più.

All'interno dei vari saggi di scavo e delle varie trincee di scavo, però, abbiamo trovato una serie di elementi che sono sempre comunque pertinenti alla Basilica.

Prima di tutto questo strato costituito fondamentalmente da cementa, cioè da calce e pietrame che molto probabilmente doveva essere lo strato preparatorio della pavimentazione, ma badate bene non rimane né tracce dell'allettamento, né tantomeno materiale che al momento ci possa far pensare a come doveva essere fatto questa pavimentazione. Quindi, al momento, noi non sappiamo assolutamente come doveva essere la pavimentazione della Basilica[2].

Di fronte a quello che viene comunemente chiamato l'Aedes Augusti, quindi il Tempio di Augusto o il Tribunal, noi sappiamo dal testo vitruviano che mancavano le due colonne, questo per far sì che chi entrava all'interno della Basilica vedesse immediatamente il pronao del Tempio di Augusto.

Noi abbiamo trovato proprio in quella zona due basamenti, basamenti anche abbastanza importanti, uno ha addirittura una fondazione di circa 60-70 centimetri, molto probabilmente dovranno essere basamenti per statue o per gruppi scultorei, almeno questa è una prima ipotesi di lavoro che dobbiamo capire se sarà confermata o meno.

Altra vista della colonna sud-est con in primo piano due basi in pietra

Oltre ai due basamenti sono stati trovati i muri di chiusura sia a nord-ovest che a sud-est, il muro di chiusura a nord-ovest, quello di cui parlavo prima, che è stato praticamente quasi del tutto distrutto dalla realizzazione degli edifici successivi, rimane una parte della fondazione, che era abbastanza larga perché arriva a circa 70-80 centimetri di ampiezza scavata all'interno del banco naturale della piazza. Dell'alzato ne rimane pochissimo, ma doveva essere più stretto, circa 58 centimetri, due piedi romani.

Dall'altra parte è stato trovato invece un altro muro, in questo caso però noi abbiamo l'alzato realizzato sempre in opera vittata con l'intonaco e tracce di pittura, pittura nera che è praticamente compatibile con quella della colonna e quindi possiamo dire, con relativo grado di certezza, che la zoccolatura di tutta la Basilica fosse di questo colore.

Muro di chiusura della Basilica
(SABAP AN-PU)

Proprio nell'ultima fase di scavo abbiamo trovato una serie di cavità circolari poste a distanza regolare, che molto probabilmente dovevano essere sulla preparazione della pavimentazione e che potrebbero essere compatibili a degli appoggi a terra dell'impalcato di cantiere, quindi noi abbiamo tracce molto probabilmente dell'inizio del cantiere della Basilica stessa.

Oltre a questi sono stati poi trovati una serie di strutture che potrebbero essere pertinenti alla Basilica, una di queste potrebbe essere il muro di chiusura dell'Aedes Augusti, l'altro invece è il vano di cui vi ha appena parlato Ilaria Venanzoni, che è il vano rettangolare che ha diversi fasi e che in una delle fasi diventa absidato, che potrebbe essere parte integrante della Basilica di Vitruvio.

Quindi in un determinato momento probabilmente si accedeva dalla strada al vano e quindi al Tribunal o insomma al Tempio di Augusto, poi a un certo punto invece viene chiuso con il vano absidato e quindi non è più accessibile, se non dall'interno della Basilica stessa.

Probabile muro di chiusura dell'Aedes Augusti
(SABAP AN-PU)

Muro vano absidato
(SABAP AN-PU)

Bene, adesso viene la parte più complessa perché abbiamo fatto uno studio delle misure date da Vitruvio e poi ci siamo basati sui rinvenimenti archeologici fatti in cantiere e ci siamo accorti che molto probabilmente una serie dei modelli che erano stati proposti non esattamente corretti, ma questo è dovuto al fatto che il testo vitruviano non ci dice esattamente come le misure erano state prese, se dall'interasse delle colonne, dal filo esterno o dal filo interno, quindi c'è sempre stato un margine di incertezza. Come non si è mai saputo effettivamente la larghezza dei muri perimetrali, noi oggi li abbiamo, quindi oggi vi do le misure esatte della Basilica di Vitruvio, finalmente.

Quando Vitruvio parla dell'aula centrale dice che è di 60 piedi per 120, queste misure vengono prese sull'interasse delle colonne, cioè dal centro al centro della colonna: le colonne [contrapposte] di cui abbiamo i resti [sul lato corto] ovviamente sono state misurate e riporta al centimetro, perché di 17,73 metri, invece 60 piedi romani sono 17,76, quindi praticamente riporta al centimetro.

Per quanto riguarda l'altra misura, noi ovviamente non l'abbiamo perché non abbiamo trovato le due colonne laterali [contrapposte], però abbiamo ricostruito l'interasse delle colonne nell'altro senso, queste colonne sono a 5,10 centimetri, che è esattamente il rapporto di cui parla Vitruvio, quindi possiamo essere abbastanza certi che queste misure vengano prese sull'interasse, 5,10 centimetri.

Pianta della Basilica con misure in piedi romani (da Vitruvio)
e corrispondenza in metri effettivi o calcolati
(SABAP AN-PU)

Per quanto riguarda il porticato esterno invece, la misura dei 20 piedi viene misurata dal muro al filo interno della colonna, che è esattamente 5,93 metri, anche in questo caso ritorna perfettamente.

Tra le misure date da Vitruvio c'è anche quella dell'ampiezza dell'Aedes Augusti, che è 46 piedi, cioè 13,59 metri, che è esattamente il filo esterno delle due colonne, una l'abbiamo ovviamente, l'altra invece è stata ipotizzata, quindi sulla base di questo noi sappiamo dove doveva cadere esattamente l'Aedes Augusti e quel muro che vi ho fatto vedere prima si trova esattamente sul filo della colonna, quindi è molto probabile che quel muro sia effettivamente l'angolo dell'Aedes Augusti. Quindi vi posso dire che la larghezza dell'Aedes Augusti è 46 piedi, e l'ampiezza doveva essere probabilmente 34 piedi, cioè 10,11 metri.

Per concludere, le misure della Basilica di Vitruvio sono 169 piedi, considerando i muri di due piedi, anche quelli laterali, che ancora non abbiamo trovato, però possiamo ipotizzare che tutti i muri siano effettivamente di due piedi, quindi in totale la Basilica era di 169 piedi per 109 piedi, ovvero 50 metri per 32,2 metri e questo possiamo dire di esserne abbastanza certi.

Questi dati sono fondamentalmente desumibili da quelli che sono proprio le indagini archeologiche effettuate sul cantiere.

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Aggiornamenti successivi

1) Individuato il basamento di una sesta colonna della Basilica (lato Caffè Darderi) (Comunicato SABAP AN-PU del 3 luglio 2026)

2) Riportati in luce alcuni frammenti di lastre lapidee, probabilmente pertinenti alla pavimentazione (Comunicato SABAP AN-PU dell'8 maggio 2026)

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Scaletta della conferenza con link al video degli interventi
(canale YouTube Sistema Bibliotecario Fano)

- Saluti istituzionali del sindaco Luca Serfilippi e del soprintendente Andrea Pessina

- Ilaria Venanzoni, "Gli scavi pregressi di Piazza Andrea Costa e dell’edificio in Via Vitruvio 12"

- Ilaria Rossetti, "L'edificio della Basilica alla luce dei primi interventi di scavo"

- Tommaso Casci Ceccacci, "Nuovi dati per la ricostruzione del foro e degli spazi pubblici della Colonia Iulia Fanestris"

- Roberto Corciulo, "Fondazione Aquileia: un modello di valorizzazione"

- interventi del pubblico

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