Lo scavo archeologico del 1910 in piazza A. Costa
di Luigi Sensi
da Nuovi Studi Fanesi n.2, 1987
Tra la fine del secolo scorso e gli inizi del nostro i grandi lavori pubblici operati nell'area dell'attuale insediamento di Fano hanno messo in luce importanti testimonianze dell'antica Fanum Fortunae, che permettono di puntualizzare alcuni aspetti della topografia di questo centro. Alcuni documenti, conservati nella Sezione di Archivio di Stato di Fano, ci offrono dati relativi all'area dell'attuale piazza Andrea Costa dove, verso il 1910, in seguito alle demolizioni del soppresso convento di San Daniele, effettuate per permettere la costruzione del nuovo mercato, vennero alla luce delle strutture antiche (fig.1).
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| Fig. 1 - Veduta di piazza Andrea Costa al termine degli scavi archeologici del 1910. Il portico sullo sfondo è oggi scomparso. (Foto Archivio Bibl. Federiciana) |
Un'accurata descrizione, illustrata da disegni a cura di Ciro Uguccioni, ci presenta, con ampie informazioni, quei ritrovamenti e permette di ricavare alcuni elementi di carattere topografico[1] (fig. 2).
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| Fig. 2 - Pianta degli scavi archeologici effettuati nel 1910 su parte dell'area dell'attuale piazza Andrea Costa (Fano, Sezione Archivio di Stato) |
Gli scavi eseguiti per sistemare le nuove strutture misero allo scoperto, a pochissima profondità dal livello di calpestio, vari resti di antichi ambienti caratterizzati da murature con blocchetti di arenaria e di laterizi che delimitavano pavimenti musivi (fig. 3).
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| Fig. 3 - Sezioni delle murature romane ritrovate negli scavi eseguiti nel 1910 in piazza Andrea Costa (Fano, Sezione Archivio di Stato) |
Si tratta essenzialmente di due strutture identificate nei pressi del palazzo Amiani e del palazzo Boccaccio. Nella prima furono indagati almeno tre ambienti che potrebbero aver avuto destinazione di tipo funzionale, forse legati a qualche attività artigianale, data la presenza di piccole vasche e pozzetti[2] (fig. 4); nella seconda, resti di più ambienti non ben definiti ed un grande canale (H-H') (fig. 5), rinvenuto al limite dell'edificio e che raggiungeva una profondità di circa m. 4 dal piano di calpestio[3] (fig. 3, 5). Questo canale, doveva essere verosimilmente raccordato al corso del vicino torrente Arzilla o al Metauro, data la presenza di uno strato fangoso di oltre un metro di spessore.
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| Fig. 4 - Particolare della figura 2, lato destro |
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| Fig. 5 - Particolare della figura 2, lato sinistro |
Circa gli elementi messi in luce non è possibile, al momento, fornire altri dati oltre le osservazioni già avanzate da Ciro Uguccioni nei disegni e nella breve nota qui presentata in appendice; si può soltanto sottolineare come i setti murari delle due strutture presentino degli allineamenti non perfettamente solidali tra di loro, che lascerebbero riconoscere almeno due distinti nuclei, in parte orientati secondo la grande viabilità interna ed in particolare lungo la direttrice che ha inizio dall'arco di Augusto. Per il grande canale si può osservare che potrebbe essere posto in rapporto con il collettore fognario, recentemente individuato in piazza A. Costa e che presenta due grandi rami che si divaricano[4].
Tra i materiali messi in luce nello scavo, particolare interesse sembra presentare invece una scultura frammentaria rinvenuta nel punto G, cioè all'ingresso della galleria H-H' (fig. 5).
Questa così viene descritta nella breve nota: "una testa muliebre quasi intera in pietra, approssimantesi al marmo"[5]. La descrizione, benché molto sommaria, sembrerebbe lasciar riconoscere il lavoro in un ritratto attualmente conservato nel Museo Civico di Fano e del quale non è nota la provenienza[6]. Questo raffigura una donna in età matura, con la pettinatura articolata in una ricca acconciatura, che mostra notevoli convergenze con lavori eseguiti in età flavia (figg. 6-7).
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Le forti lacune presenti nel marmo lasciano riconoscere almeno cinque file di riccioli, mentre una sesta, riportata sul davanti, si articolava in una serie di sottili ed esili onde. Nella parte posteriore le bande dei capelli sono raccolte in solide trecce che dovevano poi essere riunite in uno chignon, ora in parte perduto, secondo una moda ampiamente diffusa all'epoca dell'imperatrice Agrippina[7].
Al di sotto dell'ultima fila di riccioli, sulla fronte, si nota un piccolo gradino che sembrerebbe indicare una parziale rilavorazione della scultura, almeno nell'area del volto.
Questo, caratterizzato da grandi occhi e dai tratti sereni, si avvicina all'iconografia di Domizia Longina, la figlia di Domizio Corbulone, moglie dell'imperatore Domiziano[8].
In particolare la testa trova confronti con una serie monetale che presenta l'Augusta con un'acconciatura molto semplice[9] e con l'immagine che ricorre su di un cammeo in collezione privata, in cui recentemente è stata riconosciuta l'Augusta[10].
La presenza di questo ritratto nella zona dell'attuale piazza A. Costa è di notevole importanza in quanto da un'area vicina, cioè dalla scuola L. Rossi e dalla prospiciente piazza Amiani, provengono alcune sculture tra le quali due ritratti virili, anche questi rilavorati, restituibili rispettivamente a Vespasiano e a Domiziano, mentre alcune iscrizioni potrebbero ricordare Tito, ed una Flavia, forse la moglie o la figlia di Vespasiano[11].
È abbastanza interessante notare come questa concentrazione di documentazione, restituibile ad età flavia, e realizzata in parte per onorare singoli personaggi della famiglia imperiale, sia ottenuta grazie alla sistemazione di nuove opere o al recupero di più antichi manufatti, come nel caso del ritratto in esame.
Certamente l'area dell'attuale piazza A. Costa è abbastanza centrale[12], collocata come è ai margini del grande asse viario che attraversa l'arco di Augusto e che doveva costituire il vero e proprio tracciato urbano della via Flaminia[13], strada che certamente ebbe con i Flavi un nuovo ed importante incremento.
Infatti, l'apertura della galleria del Furlo, fatta realizzare dall'imperatore Vespasiano[14], di certo facilitò la percorribilità della via Flaminia e di conseguenza aumentò le capacità mercantili di centri a questa connessi come Fanum Fortunae. Gli onori ai componenti
della gens Flavia non costituiscono, pertanto, in questa prospettiva, un episodio marginale, ma si collegano molto probabilmente ad un potenziamento della città, dovuto forse anche alla presenza di personaggi che avevano facilitato l'ascesa dei Flavi, ma che al momento non è possibile documentare con solidi argomenti.
Si può ricordare, a tale proposito, come sia originario di Pisaurum quel M. Arrecinus Clemens, console nel 73 d.C.[15], la cui sorella Arrecina Tertulla[16] sposò Tito, ma morì avanti che il marito giungesse alla questura; e particolari onori, resi a personaggi forse
locali vissuti in età Flavia, sembrano essere confermati anche da un altro ritratto femminile, di cui non è nota la provenienza, conservato pure nel museo civico di Fano[17].
Note
1- Sez. di Archivio di Stato di Fano, Arch. Com., cat. IX, anno 1910; cfr. F.Battistelli-A.Deli, Immagine di Fano romana, Fano 1983, tav. f.t., n. 7
2- Cfr. Appendice p.34 [Scavi presso Palazzo Amiani]
3- Cfr. Appendice p.35 [Scavi presso Palazzo Boccaccio]
4- N.Dolci, Le fogne romane di Fano, in Fano, Supplemento al notiziario di informazione sui problemi cittadini, del 1979, Fano 1980, p. 65, tav. dopo p. 74
https://www.sistemabibliotecariofano.it/fileadmin/grpmnt/5596/2_NOT_1979_Dolci_N_2.pdf
5- Cfr. Appendice p.36; marmo bianco a grana media, h. cm. 29; mento-fronte cm. 16
6- F.Battistelli, Statue e frammenti scultorei, in F.Battistelli-A.Deli, Immagine cit., p.90 (fig. a destra); F.Battistelli-L.De Sanctis, Museo Civico del Palazzo Malatestiano. Sezione Archeologica, Fano 1984, p. 41, n. 66
7- Cfr. K.Fittschen-P.Zanker, Katalog der römischen Porträts in den capitolinischen Museen und den anderen kommunalen Sammlungen der Stadt Rom, III, Mainz 1983, p. 48, n. 61, cfr. pp. 6-7
8- G.Daltrop, U.Haussmann, M.Wegner, Die Flavier, in Das römische Herrscherbild, II, l, Berlin 1966, pp. 120-121; U.Haussmann, Zu den Bildnissen der Domitia Longina und der Iulia Titi, in Römische Mitteilungen, 82, 1975, pp. 315-329
9- Ibidem, tav. 58
10- H.Jucher-D.Willers, Griechische und römische Bildnisse aus Schweizer Besitz, Bern 1982, p. 294, n. 168; M.L.Vollenweider, Deliciae leonis. Antike geschnettene Steine und Ringe aus eine Privatsammlung, Mainz 1984, pp. 179-182
11- L.Sensi, La "palaestra " di "Fanum Fortunae", in Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia, Perugia XX, studi Classici VI, 1982-83, pp. 437-447
https://bibliomarchenord.it/SebinaOpac/resource/fano-romana/URB00013157
12- L'area, in età medievale, dovette essere interessata da vari interventi come lascerebbe riconoscere la presenza di un testo epigrafico, di carattere funerario, probabilmente reimpiegato in qualche costruzione e rinvenuto verso il 1909/1910: cfr. Fano, Bibl. Federiciana, msc.
Mariotti 21bis = R. Bernardelli Calavalle, Le iscrizioni romane del Museo civico di Fano, Fano 1983, pp. 92-3, n. 29
https://bibliomarchenord.it/SebinaOpac/resource/le-iscrizioni-romane-del-museo-civico-di-fano/URB00134464
13- N.Alfieri, Per la topografia storica di "Fanum Fortunae", in Rivista storica dell'antichità VI-VII, 1976/77, p. 164, tav. 1
14- CIL XI, 6106; G.Radke, Viae publicae romanae (trad. it.), Bologna 1981, p. 231
15- PIR2 A 1072
16- PIR2 A 107
17- F.Battistelli, Statue e frammenti, cit. p. 90 (fig. a sinistra)









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