Vitruvio, le ipotesi diventano realtà
di Dino Zacchilli
Presidente Centro Studi Vitruviani
da Le Centocittà, n. 87/2026
Vitruvio, le ipotesi diventano realtà
La Basilica a Fano esiste ed è come l'aveva descritta
La data del 16 gennaio 2026 resterà nella storia, soprattutto nella storia della città di Fano e nella memoria di ciascun fanese: un momento magico, unico e straordinario.
Quel giorno infatti, gli archeologi della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ancona e Pesaro e Urbino, insieme agli archeologi della cooperativa AdArte (soprattutto archeologhe), dopo il rinvenimento delle basi di quattro colonne nell'area di piazza Andrea Costa, che già da sole dicevano "siamo noi, siamo quelle che voi cercate", hanno fatto la prova del nove.
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| I resti della maestosa colonna emersa dagli scavi a Fano (SABAP AN-PU) |
Hanno calato la pianta Basilica, così come descritta da Vitruvio, e, guidati anche dal GPS, sono andati a scavare, quasi al buio ma con grande fiducia, in un punto preciso di piazza Avveduti. Se quello che sta emergendo, si sono detti, sono i resti della famosa Basilica di Vitruvio, in questo punto ci dev'essere una colonna, quella d'angolo.
Scavano e con lo scarto di pochi centimetri, sotto quell'asfalto percorso quotidianamente da troppe auto che cercano un parcheggio in centro storico, trovano proprio i resti di quella colonna.
Bingo. Signore e signori ecco a voi la tanto ricercata, studiata, disegnata, interpretata, Basilica di Vitruvio. È proprio qui. È proprio lei.
L'emozione è stata grande.
Personalmente ringrazio solo per aver avuto la possibilità di coltivare negli anni, con il Centro Studi Vitruviani, una fiammella che ora è esplosa in un incendio globale e ha fatto percepire a tutti, mi auguro, anche il senso e il valore di un lavoro culturale e scientifico, forse ritenuto anche troppo specialistico, ma indispensabile a coltivare il sogno.
A volte il miracolo avviene, davvero. I racconti, le fantasie, le stesse, diverse, ipotesi avanzate nel tempo da tanti studiosi, diventano realtà, si fanno pietra, pietra miliare.
E quelle pietre, anche se poche e fragili, hanno una forza dirompente, sono il documento materiale, incontrovertibile, di un edificio mitico quanto reale, riferimento e ispirazione, insieme al suo autore, Vitruvio, dei grandi maestri del Rinascimento e dell'architettura fino ai giorni nostri.
Quelle pietre gridano al mondo.
Improvvisamene cambia lo scenario, cambia la percezione, cambia la prospettiva, cambia la storia. Oggi sappiamo che Vitruvio, la Basilica, l'ha costruita davvero, a Fano.
Sappiamo che quella pagina del suo trattato non era un esercizio di stile, un racconto letterario ma, di fatto, la "relazione tecnica" della sua opera. E, ancor più, oggi sappiamo finalmente dov'era e che ha esattamente le misure da lui descritte. Caso unico, nella storia dell'archeologia, di perfetta corrispondenza fra un testo scritto duemila anni fa e la realtà archeologica riemersa oggi.
L'eco mediatica della notizia, davvero senza confini, continua ancora a distanza di mesi e la rassegna stampa sarà ponderosa.
Fano, nella sua storia, non aveva mai avuto una risonanza così grande e universale, e la deve a Vitruvio, il suo eroe eponimo. Che Vitruvio potesse essere una leva decisiva per definire l'identità stessa della città e per la promozione della propria immagine nel mondo, come nel tempo abbiamo suggerito con diverse proposte, poteva sembrare anche un azzardo. Oggi diventa una carta obbligata, insostituibile. E foriera di ricadute straordinarie.
Quelle pietre, quelle colonne, quelle murature sono la radice autentica su cui la città e noi tutti siamo cresciuti, una radice ancora viva, che sentiamo nostra, di cui essere orgogliosi, di cui innamorarci.
Il valore di questa scoperta va infatti molto al di là della realtà archeologica e, già da sola, dà a Fano un primato assoluto.
Proviamo a pensare cos'era Fanum Fortunae tra la fine del I sec. a.C. e l'inizio del I sec. d.C.: una stupefacente Basilica affacciata sul foro, il tempio di Giove (o tempio della Fortuna?), il teatro e le maestose mura, anch'essi rispondenti ai canoni vitruviani, e poi la porta monumentale, l'anfiteatro e molto altro ancora...
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| Ricostruzione dell'interno della Basilica (Rowland, 1999) |
Domando agli storici: ma perché Fano era così bella e così ricca di monumenti? Perché Augusto voleva così bene a Fano? Qualunque sia la risposta abbiamo un bene inestimabile da conoscere, amare, valorizzare, comunicare.
E Vitruvio e la sua Basilica sono la gemma che fa brillare tutto l'insieme. Fanum Fortunae, città di Vitruvio, la sua città modello, è un unicum e può ambire senz'altro ad essere riconosciuta, insieme al suo De Architectura, patrimonio dell'umanità.
Ma ugualmente importante ed attuale per me, oggi, è il lascito culturale di Vitruvio che da Fano dovrebbe essere nuovamente insegnato.
Vitruvio, di cui tutti conoscono ormai la famosa triade firmitas, utilitas, venustas (solidità, utilità, bellezza), principi base del costruire, ci insegna che la bella architettura è fatta di simmetria e euritmia, richiede cioè misura e ritmo, geometria e musica, proporzione e armonia.
Ci dice, quindi, che la bellezza in architettura, e non solo in architettura, è oggettiva, matematica, fatta di rapporti proporzionali, di armonia tra le parti, così com'è nell'homo bene figuratus, nella perfetta armonia delle sue membra, l'uomo misura di tutte le cose, del cielo e della terra, quell'Uomo Vitruviano nel cerchio e nel quadrato che solo il genio di Leonardo ci restituirà poi (1490) nel celebre disegno diventato icona di bellezza universale.
Vitruvio ci dice poi un'altra cosa fondamentale, ci insegna il fine dell'architettura, ci dice che sì, l'uomo è modello per l'architettura, ma l'architettura è per l'uomo e gli edifici devono essere belli proprio perché il bello rende migliori.
Per Vitruvio, come per i greci, il bello è buono (καλός και άγαθος), il bello fa star bene.
E Vitruvio ci insegna anche la teoria urbanistica, come si sceglie un luogo per costruire una città, come si disegna, come si pianifica, come si organizza, privilegiando sempre le funzioni pubbliche ed avendo attenzione all'ambiente, al paesaggio, al clima.
Molte sono le città, come Fano in questo momento, che stanno lavorando a nuovo piano urbanistico. E allora dobbiamo pensare che un piano urbanistico è anch'esso un'architettura, è l'architettura della città. E quest'architettura, se si vuole onorare l'insegnamento di Vitruvio, deve rispondere agli stessi principi e allo stesso fine. Anche un piano urbanistico deve avere un disegno equilibrato, armonioso, bello, perché deve servire al benessere dei cittadini, alla loro salute, alla loro felicità.
E se il disegno deve essere armonioso, ogni funzione deve stare al suo posto: non puoi mettere i piedi attaccati al cuore o pretendere di dare all'occhio la funzione della mano. Serve un disegno che fa il bene della comunità e che governa le dinamiche dei privati interessi.
Un campo di grano è natura viva, non è un vuoto da riempire di cemento. Devi pensarci tre volte prima di cancellarlo per sempre e lo fai solo se è indispensabile per il bene della comunità.
Ecco, questa lezione sulla responsabilità sociale, ambientale ed etica dell'architettura quale arte di costruire il benessere dei cittadini credo sia ancora utile non solo per la costruzione dei singoli edifici ma anche per la formazione del piano urbanistico di tante città, soprattutto della città di Vitruvio. Fosse così, sarebbe un piano con un'anima speciale e potrebbe essere proprio questo il messaggio che, in nome di Vitruvio e della sua Basilica, la città di Fano può lanciare al paese e al mondo.
Essere vitruviani, per me, significa quindi anche raccogliere la sfida ad assumere e praticare questa responsabilità sociale, ambientale ed etica di costruire e, proprio per questo, qualche anno fa, avevo proposto il "Giuramento di Vitruvio" per i sindaci (Vitruvius 1/2022, pag. 201-204), perché prima ancora che in capo agli architetti, quella responsabilità sta in capo ai primi cittadini, titolari, insieme ai consigli comunali, della materia urbanistica, del buon governo della città e del territorio, della qualità dell'architettura e del benessere dei cittadini.
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| "Giuramento di Vitruvio" per i sindaci (CSV) |
L'asticella è alta, quasi proibitiva, forse è perfino una provocazione. Ma voglio sperare che, se vogliamo ascoltare quelle pietre che parlano a noi tutti, non manchi il coraggio di volare alto o, almeno, di provarci. Vitruvio a Fano e al mondo ha dato tutto. Adesso sta a tutti noi, fanesi e non, ricambiare.





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